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Mentre le persone combattono con crisi a ripetizione, un tizio con un patrimonio quasi infinito ha bruciato 80 miliardi di dollari per cercare di venderti un videogioco brutto dove non hai nemmeno le gambe. Il fallimento del Metaverso di Mark Zuckerberg non è un errore di percorso: è il monumento definitivo al delirio di onnipotenza dei nostri finti geni della tecnologia.

L’Errore di Calcolo:

Zuckerberg ha commesso l’errore politico più vecchio del mondo: pensare che il capitale possa sostituire la biologia. Ha cercato di convincere l’umanità che vivere dentro un visore di plastica, isolati dal mondo fisico, fosse il futuro. Ma la gente vuole vedere progressi e rendering elettronico di altro livello e non una versione a bassa risoluzione di una sala riunioni aziendale. Ha trattato la realtà fisica come un bug da correggere, e la realtà lo ha schiantato (giustamente).

Capitalismo vs Logica

In un mercato reale, se bruci 80 miliardi producendo un flop colossale che nessuno usa (tranne i tuoi dipendenti costretti a farlo), dovresti fallire. Invece, nel mondo delle Corporation protette dalle banche, Zuckerberg è ancora lì a decidere il destino di 16.000 lavoratori licenziati per coprire i suoi buchi. È la politica del “Too Big to Fail” applicata ai social media: il genio non è chi crea, ma chi ha abbastanza soldi per sopravvivere ai propri disastri. La disponibilità di soldi è legata alle cortesie che sei disposto a fare pur di accontentare i potentati: pensiamo solo alla super censura attuata da Facebook in Italia con Mentana e Puente.

Il Metaverso come Feudo Medievale

Il vero obiettivo non era l’innovazione, ma il controllo totale. Zuckerberg voleva possedere non solo i tuoi dati (come fa con Facebook), ma l’aria che respiri digitalmente. Voleva essere il padrone della logistica dell’anima. Il fallimento è arrivato perché nemmeno i suoi miliardi hanno potuto nascondere la verità: il Metaverso era una prigione digitale senza scopo, un ufficio infinito dove il capo può spiarti in 3D.

Conclusioni

Mentre Zuckerberg inseguiva i suoi avatar senza gambe, il mondo reale continuava a camminare. Il fallimento di ieri, con i 16.000 licenziamenti, è la prova che non puoi costruire un impero sul nulla pneumatico. La tecnologia senza utilità è solo vanità.

Questo escremento assoluto del Metaverso è morto perché era l’idea di un uomo che ha smesso di vivere nel mondo reale molto tempo fa. È la dimostrazione che i miliardi non comprano l’intelligenza né il buonsenso; i miliardari non sono necessariamente Steve Jobs, ma più spesso dei Zuckerberg. Per una volta la spazzatura che ci propone colpisce anche lui e il suo accreditamento presso le banche. Posso solo esprimere solidarietà solo per i 16.000 dipendenti licenziati per colpa di un emerito imbecille finanzato da maxi banche che lucrano su crisi e guerre.