
Il software moderno è affetto da una patologia cronica: la comodità. I framework tentano di indovinare le intenzioni dello sviluppatore, introducendo dipendenze non richieste che rompono il determinismo. Il problema di Cursor, Continue e dei loro simili non è che non funzionano, ma che introducono rumore elettrico tra lo sviluppatore e il ferro. La loro complessità è inutile e pericolosa. Questi tool indicizzano migliaia di file creando database vettoriali pesanti solo per tentare di indovinare cosa vuoi scrivere. Risultato: lag, consumo di RAM e risposte spesso vaghe.
attuatore.py legge solo ciò che serve, quando serve. È deterministico, non statistico, non costa nulla e non ti costringe a pagare due volte un abbonamento che gia possiedi con Gemini AI o Vertex di Google Cloud.2. Interfacce "Soft" per Problemi "Hard"
Cursor propone tasti come "Apply", "Chat" e "Composer" che nascondono i comandi reali. Ti rendono dipendente dalla loro UI. Se Cursor chiude i battenti domani, sei paralizzato. Questo approccio crea una barriera all'apprendimento di strumenti fondamentali e flussi di lavoro sottostanti. Immagina di dover tornare a un editor di testo standard o a un IDE senza queste scorciatoie proprietarie: la tua produttività crollerebbe. È come imparare a guidare solo un'auto con cambio automatico super assistito e poi ritrovarsi di fronte a un'auto con cambio manuale senza sapere come usare la frizione. Invece di automatizzare e astrarre, dovremmo concentrarci sull'apprendimento dei comandi di base e sulla comprensione dei processi, garantendo la nostra indipendenza e trasferibilità delle competenze.
> La via più DIRETTA: Usare Sublime Text o un editor qualsiasi e uno script Python di 50 righe significa possedere lo strumento e non essere un ospite di VS Code: sei il padrone della tua toolchain in Python.L'Architettura della toolchain
Ho implementato un ecosistema diviso in quattro file python dove ogni componente ha uno scopo specifico e chiaro. Niente astrazioni su paradigmi come accade con "Cursor" e "Conitnue.dev" ma semplici algoritmi.
1. L'Attuatore (attuatore.py)
Il braccio armato. Si interfaccia direttamente con Gemini 2.0 Flash per riscrivere i file sul disco. Include un filtro "anti-allucinazione" per eliminare i tripli backticks (```) e straberie del Markdown (AI) che corromperebbero l'esecuzione del server Flask.
attuatore.py
import os, requests, json, sys
import config
URL = f"https://generativelanguage.googleapis.com/v1beta/models/{config.MODEL}:generateContent?key={config.API_KEY}"
def get_context():
ctx = ""
for root, _, files in os.walk("."):
if any(x in root for x in config.EXCLUDE_DIRS): continue
for f in files:
if f.endswith(config.EXTENSIONS):
p = os.path.join(root, f)
try:
with open(p, 'r', encoding='utf-8') as s:
ctx += f"FILE:{p}\n{s.read()}\nEND_FILE\n"
except: pass
return ctx
def run():
query = sys.argv[1] if len(sys.argv) > 1 else "Analizza il codice e proponi miglioramenti."
context = get_context()
prompt = f"""ROLE: IoT/Web Expert. STYLE: RAW, Brutal, Technical.
TASK: Modify or analyze the code based on the QUEST.
FORMAT: If modifying, respond ONLY with:
---START_WRITE:filepath---
content
---END_WRITE---
IMPORTANT: DO NOT USE MARKDOWN (```). WRITE RAW CODE DIRECTLY.
CONTEXT:
{context}
QUEST: {query}"""
try:
r = requests.post(URL, json={"contents": [{"parts": [{"text": prompt}]}]})
r.raise_for_status()
res = r.json()['candidates'][0]['content']['parts'][0]['text']
if "---START_WRITE:" in res:
parts = res.split("---START_WRITE:")[1:]
for p in parts:
header, body = p.split("---", 1)
fname = header.strip()
content = body.split("---END_WRITE---")[0].strip()
# FILTRO ANTI-PAGLIACCIO: Rimuove allucinazioni Markdown
clean_content = []
for line in content.splitlines():
if not line.strip().startswith("```"):
clean_content.append(line)
with open(fname, 'w', encoding='utf-8') as f:
f.write("\n".join(clean_content))
print(f"DONE: {fname} aggiornato (clean).")
else:
print(res)
except Exception as e:
print(f"ERRORE API: {e}")
if __name__ == "__main__":
run()
2. Il Meccanico (healer.py)
Un supervisore asincrono con logica di Watchdog. Lancia il server, lo monitora per 5 secondi critici e, se rileva un'uscita anomala, invia lo stderr all'Attuatore per il fix immediato.
healer.py
import subprocess
import sys
import os
import time
import asyncio
async def run_and_repair(target_file):
print(f"--- FASE DI TEST: {target_file} ---")
if target_file == "server.py":
# Lancia server.py in background
cmd = [sys.executable, target_file]
proc = subprocess.Popen(cmd, stdout=subprocess.PIPE, stderr=subprocess.PIPE, text=True)
# Monitora per 5 secondi in modo asincrono
try:
await asyncio.wait_for(asyncio.sleep(5), timeout=5)
if proc.poll() is None:
print("ESITO: Successo. Il server è attivo da almeno 5 secondi.")
print("SERVER_STABILE") # Aggiunto print per segnalare server stabile
return True
else:
print("ESITO: Crash rilevato dopo il timeout!")
stdout, stderr = proc.communicate()
print(f"LOG:\n{stderr}")
error_msg = stderr.replace('"', '\\"')
repair_quest = f"Il file {target_file} crasha con questo errore: {error_msg}. Riparalo mantenendo la logica RAW."
print(f"--- ATTIVAZIONE RIPARAZIONE VIA 101.py ---")
subprocess.run([sys.executable, "101.py", repair_quest])
return False
except asyncio.TimeoutError:
if proc.poll() is None:
print("ESITO: Successo. Il server è attivo da almeno 5 secondi (Timeout).")
print("SERVER_STABILE") # Aggiunto print per segnalare server stabile
return True
else:
print("ESITO: Crash rilevato durante il timeout!")
stdout, stderr = proc.communicate()
print(f"LOG:\n{stderr}")
error_msg = stderr.replace('"', '\\"')
repair_quest = f"Il file {target_file} crasha con questo errore: {error_msg}. Riparalo mantenendo la logica RAW."
print(f"--- ATTIVAZIONE RIPARAZIONE VIA 101.py ---")
subprocess.run([sys.executable, "101.py", repair_quest])
return False
except Exception as e:
print(f"ERRORE DURANTE IL MONITORAGGIO: {e}")
return False
else:
# Esegue il file e cattura stderr (per altri file)
cmd = [sys.executable, target_file]
proc = subprocess.run(cmd, capture_output=True, text=True)
if proc.returncode == 0:
print("ESITO: Successo. Il codice gira senza errori.")
return True
print(f"ESITO: Crash rilevato!\nLOG:\n{proc.stderr}")
# Prepara la QUEST per 101.py
error_msg = proc.stderr.replace('"', '\\"')
repair_quest = f"Il file {target_file} crasha con questo errore: {error_msg}. Riparalo mantenendo la logica RAW."
# Chiama l'attuatore 101.py per il fix
print(f"--- ATTIVAZIONE RIPARAZIONE VIA 101.py ---")
subprocess.run([sys.executable, "101.py", repair_quest])
return False
if __name__ == "__main__":
if len(sys.argv) < 2:
print("Errore: Specifica il file da testare/riparare.")
else:
asyncio.run(run_and_repair(sys.argv[1]))
3. Il Server (server.py)
Il nucleo operativo. Spogliato di dotenv e altre dipendenze inutili. Implementa una ricerca dinamica delle porte per garantire l'uptime anche in caso di collisioni di rete [cite: 2026-02-10].
from flask import Flask, request, send_from_directory
import json
import os
import socket
os.environ["FLASK_SKIP_DOTENV"] = "1"
app = Flask(__name__, static_folder='.')
DATA_FILE = "data.json"
# Rotta per servire i file HTML/CSS/JS dalla root
@app.route('/')
@app.route('/
<path:path>
')
def serve_file(path='index.html'):
return send_from_directory('.', path)
@app.route('/submit', methods=['POST'])
def submit():
try:
data = request.form.to_dict()
records = []
if os.path.exists(DATA_FILE):
with open(DATA_FILE, 'r', encoding='utf-8') as f:
records = json.load(f)
records.append(data)
with open(DATA_FILE, 'w', encoding='utf-8') as f:
json.dump(records, f, indent=4)
return "DATO SALVATO", 200
except Exception as e:
return str(e), 500
def find_available_port(start_port=5000, max_attempts=100):
"""Trova una porta disponibile a partire da start_port."""
for port in range(start_port, start_port + max_attempts):
try:
with socket.socket(socket.AF_INET, socket.SOCK_STREAM) as s:
s.bind(('0.0.0.0', port))
return port
except OSError:
# La porta è in uso, prova la successiva
pass
raise Exception("Nessuna porta disponibile trovata nell'intervallo specificato.")
if __name__ == '__main__':
try:
port = find_available_port()
print(f"Server attivo su http://192.168.1.142:{port}")
app.run(host='0.0.0.0', port=port, debug=False)
except Exception as e:
print(f"Errore: {e}")
4. Il Config (config.py)
config.py
API_KEY = "LE_TUE_API_DI_GREMINI"
MODEL = "gemini-2.0-flash"
EXTENSIONS = ('.py', '.c', '.h', '.json', '.yaml', '.sh', '.html', '.css')
EXCLUDE_DIRS = [".git", "__pycache__", ".continue"]
Test sul campo: Healing in diretta
Durante il burn-in test, l'AI ha introdotto un errore di sintassi: records.app end. Il risultato?
(w) lenovo ~/microsito (master)$ python3 healer.py server.py
--- FASE DI TEST: server.py ---
ESITO: Crash rilevato durante il timeout!
LOG:
File "/home/sebadima/microsito/server.py", line 20
data = request.form.to _dict()
^^^^^
SyntaxError: invalid syntax
--- ATTIVAZIONE RIPARAZIONE VIA 101.py ---
DONE: server.py aggiornato (clean).
- healer.py ha rilevato il
SyntaxErroristantaneamente. - Il log di errore è stato passato a 101.py.
- Il codice è stato corretto, ripulito e salvato.
- Il server è tornato online in meno di 10 secondi.
Questo è il vero vantaggio competitivo: mentre la concorrenza debugga manualmente, il mio sistema evolve e si corregge da solo.
Conclusioni
Il punto non è “usare l’AI per scrivere codice”. Il punto è controllare l’AI come si controlla un attuatore industriale: input chiaro, output verificabile, ciclo chiuso di feedback. In questo progetto il modello non è un oracolo creativo, ma un componente della pipeline. Non decide, non astrae, non impone workflow: esegue ed è il contraio esatto della filosofia dei Cursor o Continue.
Il paradigma del Self-Healing che abbiamo costruito non è magia statistica. È ingegneria:
- Un Attuatore che scrive codice in formato RAW, senza UI intermediarie.
- Un Meccanico che osserva, testa e reagisce in modo deterministico.
- Un Server minimale che privilegia uptime e semplicità strutturale.
- Una configurazione esplicita, leggibile, modificabile, portabile.
Il risultato è un ciclo chiuso:
Errore → Log → AI → Patch → Test → Stabilità
Questo è controllo. Questo è possesso della toolchain.
Nel mondo IoT e Industrial, dove un crash non è solo un fastidio ma può significare fermo macchina, perdita dati o downtime di rete, l’idea di un sistema che rileva, analizza e corregge in autonomia diventa un vantaggio competitivo reale. Non è un plugin. È un’architettura.
La vera rivoluzione non è avere un assistente che suggerisce codice mentre scrivi. È avere un sistema in grado di:
- monitorare continuamente lo stato del software,
- interpretare gli errori come segnali elettrici,
- applicare correzioni mirate,
- verificare la stabilità prima di dichiarare successo.
È la trasposizione del concetto di watchdog hardware nel dominio software potenziato dall’AI. È embedded thinking applicato al cloud.
Oggi è un server Flask che si auto-ripara. Domani può essere un nodo IoT che aggiorna il firmware in modo intelligente, un gateway industriale che corregge configurazioni errate, una pipeline CI/CD che si stabilizza autonomamente prima del deploy su Github.
Questo è solo il primo passo verso un’infrastruttura software che non aspetta l’intervento umano per sopravvivere. ong>Self-Healing non è automazione. È resilienza programmata. E quando la resilienza diventa parte della tua architettura, non stai più semplicemente scrivendo codice: stai costruendo sistemi che evolvono.
Conclusione: Dal Debug al Determinismo
Il punto non è “usare l’AI per scrivere codice”. Il punto è controllare l’AI come si controlla un attuatore industriale: input chiaro, output verificabile, ciclo chiuso di feedback. In questo progetto il modello non è un oracolo creativo, ma un componente della pipeline. Non decide, non astrae, non impone workflow: esegue.
Il paradigma del Self-Healing che abbiamo costruito non è magia statistica. È ingegneria:
- Un Attuatore che scrive codice in formato RAW, senza UI intermediarie.
- Un Meccanico che osserva, testa e reagisce in modo deterministico.
- Un Server minimale che privilegia uptime e semplicità strutturale.
- Una configurazione esplicita, leggibile, modificabile, portabile.
Il risultato è un ciclo chiuso:
Errore → Log → AI → Patch → Test → Stabilità
Questo è controllo. Questo è possesso della toolchain.
Nel mondo IoT e Industrial, dove un crash non è solo un fastidio ma può significare fermo macchina, perdita dati o downtime di rete, l’idea di un sistema che rileva, analizza e corregge in autonomia diventa un vantaggio competitivo reale. Non è un plugin. È un’architettura.
La vera rivoluzione non è avere un assistente che suggerisce codice mentre scrivi. È avere un sistema che:
- monitora continuamente lo stato del software,
- interpreta gli errori come segnali elettrici,
- applica correzioni mirate,
- verifica la stabilità prima di dichiarare successo.
È la trasposizione del concetto di watchdog hardware nel dominio software potenziato dall’AI. È embedded thinking applicato al cloud.
In un ecosistema dominato da strumenti pesanti, interfacce opache e dipendenze nascoste, questa architettura dimostra che bastano pochi file Python e una API ben orchestrata per costruire un sistema resiliente, portabile e sotto pieno controllo dello sviluppatore.
Il futuro non appartiene agli ambienti che “indovinano”. Appartiene ai sistemi che misurano, reagiscono e si adattano in modo riproducibile.
La differenza è sottile ma fondamentale: non stiamo delegando il nostro lavoro all’AI. Stiamo integrando l’AI come un componente deterministico di un ciclo ingegneristico. È un cambio di mentalità.
Oggi è un server Flask che si auto-ripara. Domani può essere:
- un nodo IoT che aggiorna il firmware in modo intelligente,
- un gateway industriale che corregge configurazioni errate,
- una pipeline CI/CD che si stabilizza autonomamente prima del deploy.
Questo è solo il primo passo verso un’infrastruttura software che non aspetta l’intervento umano per sopravvivere. Self-Healing non è automazione. È resilienza programmata. E quando la resilienza diventa parte della tua architettura, non stai più semplicemente scrivendo codice: stai costruendo sistemi che evolvono.